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venerdì 31 ottobre 2008

Reality Show


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Forse stiamo veramente perdendo ogni contatto con la realtà.
In un mondo dove ci appare normale che il proprietario di tre televisioni sia anche il capo del governo, ci appare normale anche che Licio Gelli, Maestro Venerabile della Loggia Massonica P2, sia il conduttore di un programma televisivo.

Non abbiamo più un'idea di equilibrio, di separazione dei doveri.
Il pregiudicato dovrebbe stare in carcere e invece ce lo ritroviamo in Parlamento, o in televisione.
I corrotti giudicano i giudici. I corruttori ricusano i magistrati.
Gli studenti diventano terroristi, le veline ministro.
I reality show ci sembrano la realtà, il televoto l'unico diritto per cui combattere veramente.

Questo sarà il più grande lascito del Berlusconismo: l'aver distrutto completamente il senso critico di un intero popolo; l'averlo reso succube, docile, arrendevole, accondiscendente, menefreghista, disinteressato.


  • Una programma televisivo che parla della storia d'Italia affidato  all'uomo che tramite una loggia massonica ha cercato di sovvertire l'assetto socio-politico-istituzionale d'Italia?

  • Ok... forse abbiamo veramente toccato il fondo.

mercoledì 29 ottobre 2008

Vieni avanti de-cretino!


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La porcara Gelmini è passata al Senato ed è ufficialmente legge.
Senza discussioni pubbliche, senza confronti con le parti sociali (studenti, famiglie) né con l'opposizione. E' fascismo.
Il Governo approva con la forza, calpestando il numeroso dissenso popolare, la legge liberticida dell'istruzione italiana.

«La scuola cambia. Si torna alla scuola della serietà, del merito e dell'educazione»
Questo il primo commento della "Beata Ignoranza" Mariastella Gelmini.
La cosa più incredibile è notare come nella società, la riforma sia percepita come il semplice ritorno "al grembiulino" e al "maestro unico". Questo è quello che propinano i media allineati: è ovvio che vista così la riforma non sarebbe niente di così catastrofico (anche sul maestro unico ci sarebbe da fare un discorsetto...).
Questi però sono gli aspetti superficiali, propagandati dai media per la casalinga di Voghera. La riforma Gelmini  non è questo.
La riforma Gelmini prevede sostanzialmente un taglio della spesa all'istruzione pubblica di 7,8 miliardi di euro, che si tradurrà nel taglio di insegnanti precari, fondi per la ricerca, fondi per l'istruzione, fondi per le infrastrutture.
Il tutto parte da un sunto molto originale: l'istruzione costa. Ma va?!
Tutti i paesi avanzati del mondo sanno che l'istruzione è un costo; la scuola non è un'azienda e non sarà mai in attivo: paesi come la Svezia o la Finlandia spendono il 7% del PIL per la scuola e la ricerca, l'Italia il 3,8% e nonostante questo la "Beata Ignoranza" ha deciso che spendiamo troppo!

Ma non è tutto.
La riforma Gelmini si inserisce nel filone di riforme universitarie volte a privatizzare l'università e a trasformarla  in impresa. Nel decreto, infatti, è prevista per le Università una progressiva diminuzione dei contributi statali e la possibilità di trasformarsi in Fondazioni Private. In questo modo, come ho già spiegato, la ricerca andrebbe in mano alle società private che controllerebbero e indirizzerebbero i fondi e quindi la ricerca.
Questa riforma si innesta in una serie di riforme volte a cambiare il Welfare State italiano e portarlo verso il modello americano, ossia dove gli istituti saranno solamente privati  e bisognerà pagare cifre esorbitanti per accedere all'istruzione superiore (come accade negli Stati Uniti dove le famiglie accendono un mutuo per mandare i figli alle Università).
L'Opposizione (l'Opposizione?!?) sta facendo fronte comune con gli studenti, promettendo di indire n referendum popolare per dare voce a chi è invece è stato ridotto al silenzio dal Governo e dai media (anche se è sempre più difficile capire dove inizia uno e finisce l'altro..), chi vivrà, vedrà...

A proposito: se volete vedere una VERA riforma scolastica, leggetevi cosa ha fatto il governo svedese in campo scolastico e fate le vostre considerazioni.

sabato 25 ottobre 2008

Ministro alla Pubblica Ignoranza


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Guardo in questi giorni con doloroso distacco le vicende collegate alla riforma Gelmini. Gli scioperi, le manifestazioni, le tante parole, le mille proposte..
Dicevo doloroso distacco perchè mi sembrano, purtroppo, pezzi di un puzzle già visto, punti e ombre di un quadro già dipinto.

La più grande qualità di Berlusconi, si sa, è quella di riuscire a vendere l'aria: mentre propaganda a tutta la nazione la riforma Gelmini come un "semplice" ritorno al grembiulino e al maestro unico, nasconde i reali effetti del decreto legge che potrebbe segnare la fine del sistema scolastico italiano. Con la spaventosa forza d'urto dei suoi media, Grande Puffo sta facendo apparire i manifestanti dei terroristi, dei "bastian contrari", nemici dello studio e dello Stato, senza spiegare realmente i motivi del disagio studentesco.

Nel decreto legge n. 133 vi è scritto che i fondi pubblici alle Università verranno drasticamente e progressivamente diminuiti. Subito dopo vi è scritto che le Università possono scegliere di divenire delle Fondazioni.
Questi due passaggi sono il nocciolo di tutta la questione, il concetto che, fatto passare inosservato dai media, è in realtà la chiave di volta di tutto il decreto. A mano a mano che i fondi pubblici diminuiranno, le Università avranno sempre meno soldi e per sopravvivere si dovranno trasformare in Fondazioni. Ma che cos'è una Fondazione? La Fondazione è un ente che non commerciale che riceve fondi per mezzo di donazione. In poche parole, le Università si metteranno sul mercato e dovranno elemosinare finanziamenti per sopravvivere. A questo punto si faranno avanti le Corporations, e i grandi gruppi che saranno disposti a investire soldi nella ricerca universitaria. Ovviamente verranno eliminati i corsi e le ricerche fuori mercato o a bassa reddittività, e favorite le ricerche volute dai gruppi finanziari paganti. La conoscenza sarà in mano a fondi privati che ne decideranno la sorte in base a calcoli meramente finanziari. Senza parlare della proprietà delle scoperte: tutti quei soldi investiti nella ricerca non crederete che siano beneficenza? Tutte le scoperte e le invenzioni saranno marchiate da brevetti proprietari. Sarà la fine della già misera ricerca italiana. I più intelligenti e chi se lo potrà permettere andrà all'estero, a rimpolpare le già grasse fila di cervelli italiani, gli altri resteranno qui e accompagneranno la scienza, il progresso e la conoscenza alla sua lapide.
Ecco perchè gli studenti stanno protestando; perchè non vogliono vedersi portare via il loro futuro.

Capitolo manifestazioni. Manifestare è un diritto (art. 17 della Costituzione), ma il sospetto, già sollevato da Peter Gomez , è che questa sequenza impazzita di dichiarazioni (Berlusconi, Cossiga, ecc), smentite e minacce varie possa degenerare in atti di violenza è molto probabile. A quel punto i media rimbalzerebbero la notizia in pochi secondi, facendo subito precipitare i manifestanti dalla parte del torto (  e già non vengono trattati con i guanti dai media) e dando la Premier il via libera per compiere qualsiasi azione, perchè supportata da i fatti, dal consenso popolare, nonchè da una compatta maggioranza parlamentare.

Una sola cosa è certa: Berlusconi è riuscito ancora una volta a non far parlare dei suoi processi....

mercoledì 10 settembre 2008

Il Piano di rinascita democratica, versione 2.0


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E' fatta.
Il Piano di Rinascita Democratica può dirsi finalmente attuato.
Mancano alcuni dettagli, è vero, ma il grosso è stato fatto.
Il programma di riforma sociale, politica, economica e giudiziaria ideato da Licio Gelli circa trent'anni fa, è giunto oramai ala sua piena realizzazione.

Il Piano di Rinascita Democratica determinava i punti di una società fondata sull'autoritarismo legale, da raggiungere grazie soprattutto al controllo dell'informazione, il controllo della Giustizia e l'eliminazione delle Sinistre (in particolare Comunisti e Radicali).
I suoi obbiettivi essenziali consistevano i una serie di "riforme e modifiche costituzionali", basate in particolare sulla "programmazione governativa, economica e politica".

Il centro di tutta l'attuazione del Piano era legato all'informazione.
Una delle frasi più famose di Licio Gelli, Maestro Venerabile, affermava che "Il vero potere risiede nelle mani dei mass media". Questa frase, pronunciata oltre trent'anni fa, non può che avere valore profetico: i mezzi di comunicazione di massa sono uno strumento di persuasione, di indirizzamento e di controllo, che non ha eguali. Il loro potere, il loro ascendente sono conosciuti da molti decenni: già Hitler si munì subito di un ministro per la propaganda (il noto Joseph Goebbels), così come fece Benito Mussolini che, da maestro elementare, capì subito l'importanza dell'istruzione e dell'indottrinamento, istituendo anche lui un ministro apposito (il Min.Cul.Pop., il ministro per la Cultura Popolare).
Il ruolo dell'informazione, o meglio il controllo dell'informazione, era a capo delle prerogative piduiste: trent'anni dopo Berlusconi controlla la più grande corporation mediatica privata (Mediaset), il più grande gruppo editoriale (Mondadori), e la più grande rete di concessionaria pubblicitaria (Publitalia). Indirettamente controlla la RAI (quando è al potere, grazie alle nomine del CDA), 3 quotidiani (Il Giornale, del fratello Paolo, Libero, di proprietà della moglie e Il Foglio, del fedelissimo pachiderma Ferrara), più una cifra indeterminata di radio, periodici e canali televisivi minori. L'intera informazione è nelle sue mani: il primo, e più importante punto del Piano di Rinascita Democratica è stato raggiunto con successo.

Continua...

sabato 9 agosto 2008

Berlusconi suona, l'Italia brucia


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Questa volta sarebbe dovuto essere differente. Silvio Berlusconi trasudava sobria responsabilità durante il suo tentativo di essere rieletto in Aprile alla carica di primo ministro.


C’erano altre ragioni per le quali sperare che avrebbe governato nell’interesse del paese, pittusto che nel proprio. Si sapeva che aspirasse alla carica di Presidente della Repubblica e perciò che avrebbe dovuto acquisire un aura da statista. Una ragione del fallimento del suo primo mandato è stata la resistenza alle riforme liberali da parte dell’UDC, che non fa più parte della coalizione. E sembrava avesse risolto le sue personali difficoltà con una serie di leggi ad personam che gli avevano messo al sicuro la sua posizione di fronte alla legge e protetto il suo impero finanziario.

Tuttavia, dieci settimane dopo il giuramento del nuovo governo Berlusconi, l’agenda politica è dominata più che mai dai suoi affari personali e aziendali. Nella sua breve vita, il governo ha proposto almeno quattro provvedimenti ad personam.
Uno era stato pensato per eludere la Corte Europea di Giustizia in merito a una sentenza che stabiliva che Rete 4, uno dei tre canali televisivi della rete Mediaset di Berlusconi, stava occupando frequenze televisive che dovono essere assegnate a un altro operatore. Il governo ha proposto un decreto per evitare che Rete 4 venga spostata sul satellite, ma l’opposizione che scatenò fù così violenta che lo costrinse a ritirare il testo per “riformularlo”.

Un secondo decreto mirava a restringere le intercettazioni telefoniche durante le indagini giudiziarie, e anche la pubblicazione delle trascrizioni. Ci sono argomenti per questo cambiamento: uno studio compiuto nel 2005 dall’Istituto Max Planck ha rivelato che le intercettazioni erano più comuni in Italia che in qualsiasi altro paese dell’Unione Europea. Poiché le trascrizioni spesso sono state fatte filtrare ai media, anche prima che le accuse fossero state depositate, persone innocenti possono trovare le loro più private considerazioni spiattellate per i giornali.

Ma ogni volta che Berlusconi propone una riforma giudiziaria, comprensibilmente si sospetta l’esistenza di motivi personali (ha recentemente definito il sistema giudiziario un “cancro”). Prima di tornare alla Presidenza del Consiglio, venne intercettatosu ordine della Procura di Napoli mentre esercitava pressioni su di un dirigente del servizio televisivo pubblico, la RAI, a beneficio di alcune attrici. Dal momento che Berlusconi si impegnò a supportare il dirigente in una sua iniziativa imprenditoriale privata, entrambi si resero passibili di accuse di corruzione. Ora, infatti, un giudice sta valutando se metterli in stato di accusa.
Mentre si stava porando avanti il decreto, iniziarono a spargersi voci in merito a registrazioni più compromettenti che si diceva contenessero esplicite conversazioni di natura sessuale tra il primo ministro e la sua Ministra delle Pari Opportunità trentaduenne, Mara Carfagna, una modella che posava in topless e che faceva la presentatrice presso Mediaset. Dopo che venne riportato che i Pubblici Ministeri avrebbero distrutto il materiale irrilevante per la loro indagine, l’esecutivo fermò il decreto, destando i sospetti che ci fosse dietro la presunta telefonata con la Carfagna. La Carfagna ha dichiarato che querelerà ogni insinuazione fatte su di lei.

I critici dicono che i problemi legali di Berlusconi sono centrali anche ad altre due misure. La prima è stata redatta dal consiglio legale che lo sta difendendo in tribunale dall’accusa di un tangente da 600.000$ a un avvocato inglese. Infilata incoerentemente in un pacchetto di provvedimenti “legge-e-ordine”, questa legge avrebbe congelato per 12 mesi una serie di processi, compreso quello di Berlusconi. A quel punto un secondo disegno di legge stava per avere effetto, garantendo immunità processuale alle prime quattro cariche dello stato, Primo Ministro incluso. La protesta alla prima misura fù tale che venne abrogata per emendamento, ma solo dopo che divenne chiaro che la seconda sarebbe stata fatta proseguire in autunno, quando il processo per corruzione di Berlusconi sarà prossimo alla fine. Il pacchetto sicurezza, approvato falla Camera dei Deputati il 15 Luglio, ora contiene una norma che l’opposizione definisce una quinta misura ad personam, riconoscendo agli imputati la facoltà di patteggiare durante il procedimento.
La fissazione del Governo (e del Parlamento) per le corti e le riforme giudiziarie sarebbe meno allarmante se non ci fosse molto rimasto da fare che sia importante e urgente. Dopo un illusorio aumento nel primo quadrimestre, l’economia è di nuovo per lo più stagnante. Gli analisti della Banca d’Italia dipingono un quadro desolante di consumi deboli e inflazione in aumento. Hanno anche agitato lo spettro dei problemi del credito in un paese al quale, fino a ora, era stato risparmiato il peggio della restrizione globale. Hanno fatto notare che il 70% dei mutui italiani hanno un tasso variabile, più alto della media europea - e questo è un paese dove le disponibilità reali si stanno restringendo.

La banca centrale prevede, per quest’anno e per il prossimo, una crescita irrisoria dello 0,4% del PIL. Le stime per il 2008 sono in linea con quelle del governo (tra lo zero e lo 0,5%), ma più ottimistiche di quelle di Aprile del Fondo Monetario Internazionale, che ammontano allo 0,3%. L’economia italiana è ancora una volta il fanalino di coda nell’eurozona. Forse la notizia peggiore è arrivata il 10 Luglio, quando la produzione industriale è stata riportata essere crollata in Maggio, giù del 4,1% rispetto all’anno precedente. Emma Marcegaglia, leader della lobby degli imprenditori, Confindustria, si è detta essere “davvero preoccupata”. Ha ragione. Il motore della buona barca Italia sta perdendo colpi; il vento la sta dirigendo verso gli scogli; è il capitano è occupato in altre faccende.

Fino a ora l’unica iniziativa di governo in campo economico è stata l’abolizione dell’impopolare tributo sulla casa e la riduzione delle tasse sugli straordinari. Non c’è nemmeno l’ombra di un qualsiasi dibattito sulle misure di liberalizzazione di cui la malridotta economia italiana avrebbe estremo bisogno. Al contrario, il governo sembra incline a pompare ancora più soldi dei contribuenti nella compagnia di bandiera italiana in fallimento, Alitalia, e ora sta discutendo una modifica della legge che permetta di farlo. Pensando al futuro autunno, Berlusconi ha almeno annunciato una “riforma radicale” - ma solo per i tribunali.

 Tratto da "Anonimo Italiano" (articolo originale "Berlusconi fiddles, Italy burns"), Economist

mercoledì 30 luglio 2008

Silvio Berlusconi: il Padrone è tornato, e questa volta fa sul serio!


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Silvio Berlusconi é determinato a portare a termine le cose, questa volta. Ha giá tirato fuori qualche sorpresa dal cilindro: dove porterá l'Italia?
"Ecco la novitá: la settimana scorsa é stata un trionfo per Silvio Berlusconi. Per anni, il suo genio politico é rimasto un segreto ben nascosto. Tutti noi, convinti che fosse un buffone, frugavamo ovunque alla ricerca dei motivi del suo successo alle elezioni: era riuscito a zombificare la popolazione del suo paese attraverso i suoi orrendi canali televisivi; aveva fatto accordi con la Mafia affinché le elezioni gli fossero regalate in cambio di favori; un Paese intrinsecamente amorale aveva visto in lui un proprio perfetto rappresentante, il proprio alleato per evadere le tasse ed aggirare la magistratura.

La veritá é piú semplice. Gli Italiani sono stanchi di governi che non fanno nulla, che raggiungono il potere per il rotto della cuffia con coalizioni ciniche, che restano in carica lo stretto necessario per tirare alcuni amici fuori dal carcere e procurare contratti succulenti ad altri. Hanno dato uno sguardo all’Europa ed hanno visto Blair, Zapatero e Sarkozy promettere grandi cose, salire in carica e poi di fatto attivarsi per mantenere le promesse fatte. E cosí hanno detto: sí, per favore, ne vogliamo un po’anche noi.

La settimana era cominciata con fotografie stranamente noiose sulle prime pagine su uno o due dei quotidiani amici di Silvio Berlusconi. Le foto mostravano la costiera napoletana: i palazzi, la baia, il forte in lontananza, qualche macchina, alcuni pedoni.

Il messaggio della foto era in ció che non mostrava: montagne di spazzatura. Napoli si sforza da anni di trovare una soluzione alla sfida piú elementare: cosa fare dei rifiuti. Iniziative precedenti avevano creato nuovi problemi quando gli uffici dei commissari speciali nominati per risolvere le cose si trasformarono in rackets finanziari. Durante la campagna elettorale Berlusconi promise che, se eletto, avrebbe tenuto il suo primo consiglio dei ministri a Napoli e si sarebbe dedicato alla ricerca di una soluzione permanente. Non gli credemmo: non sarebbe stato da Berlusconi trovare soluzioni a problemi reali. Ma ci sbagliavamo.

Tornato al potere con una maggioranza schiacciante, é sceso su Napoli ed ha minacciato di far schioccare la frusta. Ha promesso di liberare le strade dalla immondizia entro la fine di luglio, imponendo la riapertura delle discariche con l’esercito se necessario, e commissionando la costruzione urgente di nuovi inceneritori hi-tech. Due settimane fa ha pronunciato quelle fatidiche parole: missione compiuta. E, apparentemente, era tutto vero.

I giornali che lo disdegnano hanno sepolto la notizia nelle pagine interne. Altri hanno detto che l’immondizia é stata spazzata sotto al tappeto, che il problema é stato disseminato in parti remote della provincia, che la spazzatura é stata esportata in Germania. Nell’ immediato almeno tutto cio non ha importanza: Berlusconi ha dichiarato che Napoli é tornata ad essere "una cittá occidentale civilizzata".

Berlusconi ha dimostrato due cose: che questa volta é fortemente determinato a portare le cose a compimento, e che, nonstante le incoerenze della sua coalizione, sa come imporre il proprio volere. Si tratta del potere del padrone (in italiano nel testo, NdT), il potere dei soldi. Potrá essere anacronistico, ma funziona.

Il pericolo, onnipresente in Italia sin dai tempi di Mussolini, é che tutto si riduca al volere ed all’ego di un solo uomo, un uomo dall’illimitato potere d’acquisto e dalla ciclopica autostima, il quale la scorsa settimana ha compiuto un passo che gli storici potrebbero un giorno considerare fatale: porsi oltre il potere delle corti. Il Senato ha approvato una nuova legge che dona a Berlusconi l’immunitá processuale durante il suo mandato. Il Presidente Giorgio Napolitano ha prontamente firmato la legge.

Berlusconi ha voluto questa legge non soltanto per districarsi dal processo per corruzione in cui é coinvolto come imputato insieme all’ex marito di Tessa Jowell, David Mills. Afferma che, in un contesto piu’ampio, sarebbe stato vittima di una sostenuta campagna di persecuzione giudiziaria da parte di pubblici ministeri e magistrati di sinistra determinati a farlo cadere attraverso espedienti di carattere legale, quindi negando il volere democratico del Paese. “Da quando sono entrato in politica” ha affermato, “sono stato chiamato a presenziare in 2502 udienze giudiziarie”, secondo lui per il prezzo di 174m di Euro in spese legali.

“Mi hanno gettato fango addosso...per 10 anni, e tutte le accuse si sono rivelate infondate.Mi chiedo chi mi risarcirá per l’immagine che di me é stata riportata sui giornali mondiali, senza neanche parlare delle spese legali.”

“Mi avete liberato”, Berlusconi ha detto al Senato dopo il voto cruciale. "Non saro’piu’perseguitato.” Vi e’ancora il rischio che la legge sia respinta dalla corte costituzionale, come avvenne nel 2004. Ma, se questo non avvenisse, Berlusconi é un uomo libero.

Libero di fare che? Questa settimana ha visto anche l’approvazione di una legge di emergenza sulla sicurezza che abilita il governo ad ordinare all’esercito la demolizione dei campi rom. Venerdí, il governo ha decretato lo stato di emergenza per affrontare un aumento degli arrivi di immigrati clandestini dal Nord Africa. Improvvisamente, il governo agisce con tutta l’aggressivitá e l'imprevedibilitá del suo padrone.

Il Primo Ministro sta salpando verso le vacanze estive da uomo felice.

Anche la sua vita privata sembra migliorare: la scorsa settimana, un settimanale di cronaca rosa é uscito con una copertina a tinte sfocate che lo ritrae mano nella mano con sua moglie, Veronica, che dichiara di voler passare l’intera vacanza con il suo uomo, mettendo cosí a tacere le voci di un imminente divorzio.

A 71 anni, Berlusconi é il re nell'autunno (della sua vita, NdR). Eppure non c’é niente di lontanamente autunnale nella sua performance nei primi 100 giorni di governo: si comporta come se si fosse appena messo al volante di una nuova Ferrari. Ha sempre avuto l’abilitá di far sentire l’italiano comune a proprio agio con se stesso. Ed ora sembra essersi deciso ad usare costruttivamente questa ricchezza per fini politici: vuole essere ricordato per aver portato a termine cose concrete. Ma dove porterá l’Italia? Sará una corsa pazzesca (in originale "it's going to be a hell of a ride", NdR)."
Tratto da The Indipendent, 27.7.08. [Articolo originale]

mercoledì 23 luglio 2008

E continuavano a chiamarlo impunità...


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Il Lodo Schifo-Alfano è legge. Adesso Silvio Berlusconi è ufficialmente sopra le legge.
Adesso l'Italia è ufficialmente un regime. Adesso Silvio Berlusconi è libero di uccidere Giorgio Napolitano e diventare Presidente della Repubblica.

martedì 15 luglio 2008

L'inizio della fine


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Niente più del paradosso che ha formulato Antonio Di Pietro può spiegare meglio il Lodo Alfano: se Berlusconi uccidesse Napolitano per divenire lui stesso Presidente della Repubblica, non gli succederebbe assolutamente nulla. E' un paradosso, ma che spiega perfettamente questa legge paradossale.

Ora: in un paese con il più alto debito pubblico d'Europa, il tasso di crescita più basso del continente, l'inflazione alle stelle, il caro-vita, la mafia, l'evasione fiscale come sport nazionale, la clandestinità alle stelle, la sicurezza come problema prioritario, a chi giova veramente l'immunità delle quattro più alte cariche dello Stato? La risposta è talmente banale che non mi sforzerò nemmeno a dirla.

Perchè quattro cariche prima di tutto? Se noi analizziamo le vicissitudini delle suddette quattro cariche, Berlusconi, Fini, Schifani e Napolitano, notiamo che l'unico ad avere guai con la giustizia è solo lui: Grande Puffo. Il processo, anzi i processi che ha in corso li conoscono tutti: corruzione in atti giudiziari nel processo Mills, corruzione per le telefonate con Agostino Saccà e il processo per presunti fondi neri Mediaset. L'unico che ha bisogno dell'immunità è lui. Ma perchè allora includere anche le altre tre cariche? Il motivo è sotto gli occhi di tutti: se avesse promulgato una legge che dava l'immunità solo a quelli di nome Silvio e alti 1.50m, la gente avrebbe potuto insospettirsi. La decisione di allargare inoltre l'immunità ad altre tre persone da, inoltre, un senso di bisogno generale della legge: 4 persone saranno sopra la legge, ma è un bisogno della collettività, non suo...

Perchè tutta questa fretta? Insomma, perchè questo provvedimento dovrebbe essere così urgente per i cittadini da dover essere addiritura promulgato entro i primi cento giorni? Anche in questo caso la risposta è così semplice da cadere nel banale: i processi del Puffo sono tutti con data di scadenza molto ravvicinata; uno addirittura (il processo Mills), è prossimo al giudizio di primo grado. Secondo lo stesso avvocato di Berlusconi Gaetano Pecorella, il premier rischierebbe una "condanna a sei anni di carcere".
Il tempo scorre, le condanne si avvicinano.

I media ovviamente hanno trasmesso di tutto in questi giorni per distogliere l'attenzione del grande pubblico dai guai giudiziari di Berlusconi: dall'omicidio di Federica (discusso e ridiscusso per 10 giorni consecutivamente), al prossimo acquisto di Ronaldinho (classica notizia estiva per sviare i calciofili su giornali "meno impegnativi" come la Gazzetta dello Sport), agli ultimi amori delle zoccole gentilmente chiamate soubrette che animano il tubo catodico. Come è possibile che in un paese sommerso dai problemi, un provvedimento palesemente ad personam e propagandato come emergenza collettiva, non faccia gridare allo scandalo? Il controllo dell'informazione è il primo passo per il consenso popolare: come diceva Joseph Goebbles, mago della propaganda nazista: "Qualsiasi bugia, se ripetuta mille volte, si trasformerà gradualmente in verità". Bisogna costringere la gente a pensare quello che il governo vuole che la gente pensi. Le emergenze vengono create a tavolino per muovere il consenso: ai tempi del Governo Prodi, i media urlavano lo scandalo delle tasse troppo alte e dell'emergenza caro-vita; ieri Tremonti ha dichiarato che è impensabile abbassare le tasse.

Lo diceva Licio Gelli trent'anni fa: "Il vero potere risiede nel controllo dei mezzi di informazione".
Per fare una golpe oggi non servono spargimenti di sangue, o marce, o omicidi: con il controllo dell'informazione si esercita una manipolazione della realtà, che permette gli risultati ancora migliori.
Tutte le dittature iniziano con il consenso generale, dovuto soprattutto alla creazione di una falsa emergenza:
io ve l'avevo detto...

venerdì 11 luglio 2008

Regime 2.0 - Giorno 1


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Oggi è un giorno memorabile. Un giorno che rimarrà nella storia.

Gli storici fanno solitamente cominciare il Fascismo il giorno del delitto Matteotti. Quella data segnò lo spartiacque, la svolta autoriataria italiana: con l'approvazione delle leggi fascistissime, volute da molti a gran voce, e approvate tra gli applausi, la trasformazione in regime fu veloce e perfetta.

Oggi, a distanza di oltre 70 anni dal delitto Matteotti, le situazioni sono le medesime, i protagonisti sono cambiati.

Situazioni assolutamente marginali vengono presentate alle masse, grazie al dispiegamento di mass-media che può vantare il Presidente del Consiglio, come emergenze di prima necessità, catastrofi comuniste di primaria urgenza. Urgenze della collettività, ovviamente, che, impaurita e indifesa, si affida al loro Salvatore.

E adesso tutti li, ad applaudire i nuovi provvedimenti; provvediementi razzisti, ma non importa, perchè la televisione ha detto che i rumeni e i rom uccidono e stuprano, provvedimenti liberticidi, ma non importa, perchè la televisione ha detto che siamo tutti sotto controllo ed è a rischio la nostra privacy, provvedimenti anti-democratici, ma non importa, perchè la televisione ci ha spiegato che le 4 più alte cariche dello Stato sono in pericolo senza una particolare immunità.

E' sotto scroscianti applausi che muore la libertà.



Oggi è un giorno memorabile. Un giorno che rimarrà nella storia.

Gli storici ricorderanno ufficialmente questo giorno come il giorno in cui inizia il regime Berlusconi.

Una democrazia si distingue da una dittatura per molte cose, ma una, in particolare, segna la differenza:

in una democrazia tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, in una dittatura alcuni sono superiori alla legge. Con il lodo-Alfano, già ribattezzato Schifo-Alfano, il ministro ad personam Angelino Alfano, la marionetta scelta da Berlusconi per poter, di fatto, avere sotto di sè il ministero della Giustizia, 4 persone saranno di fatto un pò più uguali degli altri. Potranno rubare, stuprare, delinquere, uccidere senza che le accada niente. Solo in un paese moralmente ed intellettualmente degradato come il nostro si può permettere che questo accada senza che ci sia una movimentazione di massa, una marcia sul Parlamento per fermare questa follia.



Il giorno in cui fu approvata la legge per la depenalizzazione del falso in bilancio, l'Economist urlò "una vergogna persino in una Repubblica delle banane!". Oggi, con la Schifo-Alfano, abbiamo toccato il fondo della democrazia. Chissà cosa direbbero i cittadini di una Repubblica delle banane ora sull'Italia...

martedì 8 luglio 2008

Leggi razziali parte seconda


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A 70 anni dalle leggi razziali fasciste, il Regime fotocopia di quello Mussoliniano onora questa data a modo suo: riproponendole.
L'aggravante di clandestinità, la registrazione delle impronte digitali dei bambini Rom sono leggi razziste e demgogiche che mirano alla ghettizzazione delle minoranze, senza risolvere alcun problema.


Delinquere deve avere le stesse pene per tutti; non si può trattare meglio un delinquente perchè italiano.

In onore alle nuove leggi razziali che stanno per essere approvate, ecco una poesia che spero faccia riflettere molti.

"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare".

Diretta web Manifestazione 8 luglio, piazza Navona


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Sono a Roma a manifestare


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Celo, celo, mi manca


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Riporto la fantastica vignetta di Giuda.it sull'operato del Governo.

sabato 5 luglio 2008

Cento professori contro un idiota


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Riportiamo l’appello in difesa della Costituzione, sottoscritto da cento professori ordinari di diritto costituzionale e discipline equivalenti, con riferimento al c.d. “lodo Alfano” e al decreto “blocca processi”.
Fra i firmatari dell’appello anche tre ex Presidenti della Corte Costituzionale.

 

 "I sottoscritti professori ordinari di diritto costituzionale e di discipline equivalenti, vivamente preoccupati per le recenti iniziative legislative intese:


1) a bloccare per un anno i procedimenti penali in corso per fatti commessi prima del 30 giugno 2002, con esclusione dei reati puniti con la pena della reclusione superiore a dieci anni;

2) a reintrodurre nel nostro ordinamento l’immunità temporanea per reati comuni commessi dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dai Presidenti di Camera e Senato anche prima dell’assunzione della carica, già prevista dall’art. 1 comma 2 della legge n. 140 del 2003, dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 24 del 2004,

premesso che l’art. 1, comma 2 della Costituzione, nell’affermare che “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, esclude che il popolo possa, col suo voto, rendere giudiziariamente immuni i titolari di cariche elettive e che questi, per il solo fatto di ricoprire cariche istituzionali, siano esentati dal doveroso rispetto della Carta costituzionale,

rilevano, con riferimento alla legge di conversione del decreto legge n. 92 del 2008, che gli artt. 2 bis e 2 ter introdotti con emendamento a tale decreto, sollevano insuperabili perplessità di legittimità costituzionale perché:

a) essendo del tutto estranei alla logica del cosiddetto decreto-sicurezza, difettano dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza richiesti dall’art. 77, comma 2 Cost. (Corte cost., sentenze n. 171 del 2007 e n. 128 del 2008);

b) violano il principio della ragionevole durata dei processi (art. 111, comma 1 Cost., art. 6 Convenzione europea dei diritti dell’uomo);

c) pregiudicano l’obbligatorietà dell’azione penale (art. 112 Cost.), in conseguenza della quale il legislatore non ha il potere di sospendere il corso dei processi, ma solo, e tutt’al più, di prevedere criteri - flessibili - cui gli uffici giudiziari debbano ispirarsi nella formazione dei ruoli d’udienza;

d) la data del 30 giugno 2002 non presenta alcuna giustificazione obiettiva e razionale;

e) non sussiste alcuna ragionevole giustificazione per una così generalizzata sospensione che, alla sua scadenza, produrrebbe ulteriori devastanti effetti di disfunzione della giustizia venendosi a sommare il carico dei processi sospesi a quello dei processi nel frattempo sopravvenuti; rilevano, con riferimento al cosiddetto lodo Alfano, che la sospensione temporanea ivi prevista, concernendo genericamente i reati comuni commessi dai titolari delle sopra indicate quattro alte cariche, viola, oltre alla ragionevole durata dei processi e all’obbligatorietà dell’azione penale, anche e soprattutto l’art. 3, comma 1 Cost., secondo il quale tutti i cittadini “sono eguali davanti alla legge”.

Osservano, a tal proposito, che le vigenti deroghe a tale principio in favore di titolari di cariche istituzionali, tutte previste da norme di rango costituzionale o fondate su precisi obblighi costituzionali, riguardano sempre ed esclusivamente atti o fatti compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni.

Per contro, nel cosiddetto lodo Alfano la titolarità della carica istituzionale viene assunta non già come fondamento e limite dell’immunità “funzionale”, bensì come mero pretesto per sospendere l’ordinario corso della giustizia con riferimento a reati “comuni”.

Per ciò che attiene all’analogo art. 1, comma 2 della legge n. 140 del 2003, i sottoscritti rilevano che, nel dichiararne l’incostituzionalità con la citata sentenza n. 24 del 2004, la Corte costituzionale si limitò a constatare che la previsione legislativa in questione difettava di tanti requisiti e condizioni (tra cui la doverosa indicazione del presupposto - e cioè dei reati a cui l’immunità andrebbe applicata - e l’altrettanto doveroso pari trattamento dei ministri e dei parlamentari nell’ipotesi dell’immunità, rispettivamente, del Premier e dei Presidenti delle due Camere), tali da renderla inevitabilmente contrastante con i principi dello Stato di diritto.

Ma ciò la Corte fece senza con ciò pregiudicare la questione di fondo, qui sottolineata, della necessità che qualsiasi forma di prerogativa comportante deroghe al principio di eguale sottoposizione di tutti alla giurisdizione penale debba essere introdotta necessariamente ed esclusivamente con una legge costituzionale.

Infine, date le inesatte notizie diffuse al riguardo, i sottoscritti ritengono opportuno ricordare che l’immunità temporanea per reati comuni è prevista solo nelle Costituzioni greca, portoghese, israeliana e francese con riferimento però al solo Presidente della Repubblica, mentre analoga immunità non è prevista per il Presidente del Consiglio e per i Ministri in alcun ordinamento di democrazia parlamentare analogo al nostro, tanto meno nell’ordinamento spagnolo più volte evocato, ma sempre inesattamente.


Alessandro Pace
Valerio Onida
Leopoldo Elia
Gustavo Zagrebelsky
Enzo Cheli
Gianni Ferrara
Alessandro Pizzorusso
Sergio Bartole
Michele Scudiero
Federico Sorrentino
Franco Bassanini
Franco Modugno
Lorenza Carlassare
Umberto Allegretti
Adele Anzon Demmig
Michela Manetti
Roberto Romboli
Stefano Sicardi
Lorenzo Chieffi
Giuseppe Morbidelli
Cesare Pinelli
Gaetano Azzariti
Mario Dogliani
Enzo Balboni
Alfonso Di Giovine
Mauro Volpi
Stefano Maria Cicconetti
Antonio Ruggeri
Augusto Cerri
Francesco Bilancia
Antonio D’Andrea
Andrea Giorgis
Marco Ruotolo
Andrea Pugiotto
Giuditta Brunelli
Pasquale Costanzo
Alessandro Torre
Silvio Gambino
Marina Calamo Specchia
Ernesto Bettinelli
Gladio Gemma
Roberto Pinardi
Giovanni Di Cosimo
Maria Cristina Grisolia
Antonino Spadaro
Gianmario Demuro
Enrico Grosso
Anna Marzanati
Paolo Carrozza
Giovanni Cocco
Massimo Carli
Renato Balduzzi
Paolo Carnevale
Elisabetta Palici di Suni
Maurizio Pedrazza Gorlero
Guerino D’Ignazio
Vittorio Angiolini
Roberto Toniatti
Alfonso Celotto
Antonio Zorzi Giustiniani
Roberto Borrello
Tania Groppi
Marcello Cecchetti
Antonio Saitta
Marco Olivetti
Carmela Salazar
Elena Malfatti
Ferdinando Pinto
Massimo Siclari
Francesco Rigano
Francesco Rimoli
Mario Fiorillo
Aldo Bardusco
Eduardo Gianfrancesco
Maria Agostina Cabiddu
Gian Candido De Martin
Nicoletta Marzona
Carlo Colapietro
Vincenzo Atripaldi
Margherita Raveraira
Massimo Villone
Riccardo Guastini
Emanuele Rossi
Sergio Lariccia
Angela Musumeci
Giuseppe Volpe
Omar Chessa
Barbara Pezzini
Pietro Ciarlo
Sandro Staiano
Jörg Luther
Agatino Cariola
Nicola Occhiocupo
Carlo Casanato
Maria Paola Viviani Schlein
Carmine Pepe
Filippo Donati
Stefano Merlini
Paolo Caretti
Giovanni Tarli Barbieri
Vincenzo Cocozza
Annamaria Poggi."

martedì 1 luglio 2008

"Oh no, ancora!"


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Articolo originale: “Oh no, not again”, Financial Times, 25 giugno

OH NO, ANCORA!
Silvio Berlusconi è al potere in Italia da quasi 50 giorni. Vedere il suo nuovo governo in azione è un po’ come sedersi a guardare ancora una volta un vecchio brutto film. Quando il leader di Forza Italia governò l’Italia dal 2001 al 2006, investì troppo tempo a legiferare per proteggere se stesso dalle inchieste e troppo poco per riformare la stagnante economia italiana. Ovviamente è troppo presto per esprimere giudizi netti. Ma l’ultima uscita di Berlusconi al governo ha già i tratti di un nuovo show dell’orrore.
Ancora una volta il 71enne premier investe molta della sua energia politica a legiferare per proteggersi dagli inquirenti italiani. Vuole passare una legge che sospenderebbe per un anno la maggior parte di casi giudiziari i cui reati comportano più di dieci anni di condanna. Se questa legge passasse farebbe naufragare un processo fissato per il prossimo mese nel quale Berlusconi è accusato di aver pagato 600.000 dollari al suo avvocato britannico David Mills. L’opposizione – non c’è bisogno di dirlo - l’ha ribattezzata “legge salva premier”.
Berlusconi non si ferma qui. Sta anche cercando di introdurre una legge che darebbe immunità dalle inchieste giudiziarie alle più alte cariche dello Stato, incluso lui stesso. Una legge siffatta sarebbe impensabile nella maggior parte dei paesi occidentali ed era stata ritenuta incostituzionale dalla Corte Costituzionale italiana l’ultima volta che Berlusconi cercò di introdurla nel 2004. Ora che Berlusconi è tornato al governo ci riprova.
Tutto ciò sarebbe di modesto interesse se Berlusconi spendesse la stessa energia per riformare la stagnante economia italiana. Ma pure su questo fronte i timori crescono. L’ultima volta che era al potere, uno dei peggiori errori fu di lasciare che il deficit e il livelli del debito uscissero fuori controllo. Ci si domanda se stiamo per assistere allo stesso scenario.
Il governo Berlusconi la scorsa settimana ha introdotto un piano finanziario che vedrà crescere il rapporto deficit pubblico/pil dall’1.9% del 2007 al 2,5% nel 2008. Un aumento che potrebbe essere giustificato dalla scarsa crescita economica, ma ancora non si vedono segnali che questo governo voglia mantenere una stretta sulla spesa pubblica.
Per il bene dell’Italia le cose devono migliorare da qui. Il paese ha uno dei tassi di crescita più lenti dell’eurozona. Ha bisogno di un’azione di governo seria e responsabile per far ripartire l’economia. Mercoledì scorso Berlusconi ha detto che i pm italiani l’hanno sottoposto ad un interminabile “calvario”. Ma l’unico calvario di questa vicenda è quello patito dall’Italia, che necessita di un drastico cambiamento del suo destino politico ed economico.

Manifestazione 8 Luglio contro il Regime Berlusconi


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ManuBlog aderisce alla manifestazione dell'8 Luglio promossa contro le leggi vergogna del Regime Berlusconi. Anche se non potrò essere a Roma fisicamente, farò comunque sentire le mia voce da questo angolo libero e indipendente.
Pubblico il manifesto dell'iniziativa, promossa dall'on. Furio Colombo, il senatore Francesco Pardi e Paolo Flores D'Arcais.

"Care concittadine e cari concittadini,
il governo Berlusconi sta facendo approvare una raffica di leggi-canaglia con cui distruggere il giornalismo, il diritto di cronaca e l’architrave della convivenza civile, la legge uguale per tutti.

Questo attacco senza precedenti ai principi della Costituzione impone a ogni democratico il dovere di scendere in piazza subito, prima che il vulnus alle istituzioni repubblicane diventi irreversibile.

Poiché il maggior partito di opposizione ancora non ha ottemperato al mandato degli elettori, tocca a noi cittadini auto-organizzarci. Contro le leggi-canaglia, in difesa del libero giornalismo e della legge eguale per tutti, ci diamo appuntamento a Roma l’8 luglio in piazza Navona alle 18, per testimoniare con la nostra opposizione – morale, prima ancora che politica – la nostra fedeltà alla Costituzione repubblicana nata dai valori della Resistenza antifascista.

Vi chiediamo l’impegno a “farvi leader”, a mobilitare fin da oggi, con mail, telefonate, blog, tutti i democratici. La televisione di regime, ormai unificata e asservita, opererà la censura del silenzio."

I mass-media di questa manifestazione siete solo voi."

giovedì 19 giugno 2008

Arrestateci tutti. Disobbedire per informare


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ManuBlog aderisce all'iniziativa "Arrestateci tutti" promossa da Marco Travaglio per una libera informazione in una libera democrazia.

Ecco il testo integrale di di Marco Travaglio:

"Annuncio fin d’ora che continuerò a informare i lettori senza tacere nulla di quel che so. Continuerò a pubblicare, anche testualmente, per riassunto, nel contenuto o come mi gira, atti d’indagine e intercettazioni che riuscirò a procurarmi, come ritengo giusto e doveroso al servizio dei cittadini. Farò disobbedienza civile a questa legge illiberale e liberticida. A costo di finire in galera, di pagare multe, di essere licenziato.

Al primo processo che subirò, chiederò al giudice di eccepire dinanzi alla Consulta e alla Corte europea la illegittimità della nuova legge rispetto all’articolo 21 della Costituzione e all’articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo e le libertà fondamentali (“Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche…”, con possibili restrizioni solo in caso di notizie“riservate” o dannose per la sicurezza e la reputazione).

Mi auguro che altri colleghi si autodenuncino preventivamente insieme a me
e che la Federazione della Stampa, l’Unione Cronisti, l’associazione Articolo21, oltre ai lettori, ci sostengano in questa battaglia di libertà. Disobbedienti per informare. Arrestateci tutti."
Se anche tu che leggi hai a cuore la libertà d'espressione, diffondi l'iniziativa!
Per aderire basta mandare una mail a: arrestatecitutti@gmail.com.

mercoledì 18 giugno 2008

Progetto Regime 2.0 (Fase 1 completata)


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La legge sulle intercettazioni è una vergogna da regime dittatoriale.
Potrei scrivere decine di righe su quest'obbrobrio, ma mi limito a postare un video che riassume tutto il mio pensiero, e tutta l'assurdità della vicenda.
Quando dieci immagini non valgono mille parole...



martedì 29 aprile 2008

Berlusconi III, next start...


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Con la vittoria di Alemanno alle amministrative di Roma si è chiuso un cerchio. Un cerchio quasi perfetto.
Forti di un controllo politico, mediatico ed economico pressoché totale, possono iniziare a stringere il paese nella morsa che avevano progettato per anni.
Ma andiamo per ordine.

La vittoria del camerata Alemanno è lo specchio di un intero paese, che sta lentamente dimenticando i valori della Costituzione e della Libertà e sta sempre più tornando alle sue origini fasciste, razziste e xenofobe. Per fugare ogni dubbio: questa non è un'invettiva pro-Rutelli. E' un'invettiva contro-Alemanno. E' giusto che Rutelli abbia perso; serva questa sconfitta a far comprendere alla sinistra italiana l'esigenza di un rinnovamento profondo della lotta politica e, soprattutto, delle facce proposte.

Oggi è stato anche il giorno dell'elezione del Presidente del Senato. Mai, nella storia repubblicana, la rispettabilità e la dignità della seconda carica dello Stato era scesa così in basso. Renato Schifani, burattino lecca-culo di Berlusconi, socio di Nino Mandalà,capo del clan mafioso di Villabate, e Benny D'Agostino, imprenditore legato allo storico boss di Cosa Nostra Michele Greco, famoso ai più per aver ideato (in realtà l'ha ideato Berlusconi; l'idea che un ominide di questo tipo possa pensare qualcosa è un insulto all'intelligenza) il disegno di legge più incostituzionale della storia di tutti i tempi, una legge che sarebbe una pagliacciata persino in una Repubblica delle banane, il famoso lodo "Maccanico-Schifani".
Tale lodo prevedeva la sospensione dei processi in corso per le "cinque cariche più alte dello Stato". Il fatto che l'unica persona con processi in corso in quel momento fosse la più bassa delle più alte cariche dello Stato, è secondario.
Maledette toghe rosse! Cos'è sta cazzata dell'uguaglianza davanti alla legge!?

Questa settimana è stata anche quella dell'insediamento dei nostri nuovi "rappresentanti" in Parlamento. Tranquilli: il fatto che non conosciate quasi nessuno di loro è normale.
A Studio Aperto, programma pornografico specializzato in reality show, e travestito da telegiornale, hanno dedicato non uno, non due, bensì tre servizi dedicati alle interviste ai nuovi, emozionatissimi, abusivi del Quirinale. Ovviamente nessuna parola su temi secondari quali i rimproveri dell'UE al governo Berlusconi non ancora iniziato e altre cosucce, ma l'importante è che l'italiano medio sappia che Luisa Bossa (Pd) è "...molto contenta di varcare la soglia di questo monumento che rappresenta la democrazia italiana...".

L'immagine che senza dubbio rappresenta il valore e la dignità di questo Parlamento, è quella che ritrae Marcello Dell'Utri, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, e Totò Cuffaro, condannato per favoreggiamento semplice a Cosa Nostra, mentre si scambiano un bacio affettuoso. E' questa l'Italia che vogliamo! Che si fottano Falcone e Borsellino!


Con la vittoria di Alemanno alle amministrative di Roma si è chiuso un cerchio.
Il controllo della Capitale, il controllo della Camera, il controllo del Senato.
Il controllo dell'informazione, il controllo dell'esercito, il controllo sull'economia.
In dirittura d'arrivo il controllo sulla magistratura, il controllo su Internet, il controllo sulla storia (vedi Dell'Utri e la revisione della storia).
Finalmente il Piano di Rinascita Democratica può prendere forma.
Finalmente il regime può iniziare.




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