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venerdì 21 novembre 2008

La giornata tipo dello studente medio


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 ore 12: "MERDA! avevo la sveglia alle 8 e l'ho spenta... e nemmeno mi ricordo di averlo fatto... evidentemente 4 ore di sonno erano proprio troppo poche..... dai dai, ora però STUDIO"

ore 13: "dai dragon ball, finchè finisce, posso anche guardarlo... un po' di tempo dopo colazione per svegliarmi bene devo averlo... così poi STUDIO"

ore 14: "guardo solo una cosa su facebook e poi mi metto e STUDIO"

ore 15: "spe non posso perdermi sto discorso importante... il mio amico ha bisogno di me, devo tirargli su il morale in chat. Sono un altruista. Poi STUDIO dai"

ore 16: "ho una certa sete.. un po' di fame.. solo un biscottino, una tazza di tè... in fondo non ho ancora pranzato... faccio un giro in cucina e poi STUDIO"

ore 17
: "chi cacchio è che mi scrive?? ...nooo è Giorgio che vuole venir qui a fare un giro... beh gli dico che si porti un quaderno e studiamo insieme... oppure sta qui solo 10 minuti che poi io STUDIO"

ore 18: "beh, mi riposo un attimo, un po' di pausa, non posso mica sempre stare qua sui libri... guardo chi mi ha scritto su facebook e poi STUDIO"

ore 19
: "meglio che inizi a farmi da mangiare, così poi ho tempo prima di cena e STUDIO"

ore 20: "uff ora ho fame, beh dai mangio ora così poi STUDIO dopo cena"

ore 21: "bello questo film! ne guardo un pezzo e poi STUDIO"

ore 22
: "Wow i miei amici escono un po' in piazza... devo coltivare anche i miei rapporti sociali, oltre che la mia cultura no? Quindi ora esco e poi però STUDIO"

ore 23: "Oddio sono ubriaco... 2 minuti che mi passi la balla, in ste condizioni non ce la faccio mica... ma poi STUDIO"

ore 00: "beh ma non posso mettermi a studiare a ste ore, non recepisco niente... meglio che ormai lasci perdere, domani è un giorno nuovo e STUDIERò!!!"


E FU COSI' CHE UN'ALTRA GIORNATA FINI'
 
Ehm.... E' anormale se mi ritrovo in quasi tutti i punti?

lunedì 17 novembre 2008

Il sistema universitario europero e americano


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E' passata qualche settimana dagli scioperi studenteschi e da quando il tema dell'Università era sulla cresta dell'onda. Oggi volevo fare un discorso proprio relativo all'Università, e soprattutto alle differenze tra il sistema universitario italiano (o meglio Europeo, con qualche eccezione nordica) e americano (o meglio anglossasone).

Parto da una considerazione elementare.
Secondo un Report del 2000, commissionato dalla European Education Commission, gli Stati Uniti spendono 36.500 Euro per studente contro gli 8.700 Euro dell'Europa. Inoltre per quanto riguarda i fondi per la ricerca, c'è un GAP di 10.000 Euro a studente (ovviamente a favore degli States).

Il modello che più si avvicina a quello statunitense è quello dell'Europa del Nord, ossia Svezia, Norvegia, Finlandia e Danimarca. Questi paesi hanno un approcio diverso al sistema universitario, ma condividono la filosofia di fondo e soprattutto sono vicini nei risultati.
In primis, le Università di questi paesi non sono molte, ma sono dislocate uniformemente sul territorio riuscendo ad ottimizzare le risorse, soprattutto economiche. L'80% dei fondi vengono utilizzati dalle Università maggiori, le quali devono rendere conto del come e del perchè delle ricerche che compiono; i fondi, così utilizzati in maniera ottimale e controllata, non vengono sprecati e servono a formare realmente gli studenti.
Gli investimenti per studente sono molto elevati (la Svezia investe il 7% del suo PIL nell'istruzione, contro il misero 3,8% dell'Italia) e l'integrazione internazionale con gli altri Atenei è ottima, sviluppando un'eccezionale rete Erasmus.

Questo modello, per, rimane un caso a sè stante, figlio di Paesi che poco hanno da spartire con gli altri Paesi Europei anche sul piano economico, politico e sociale. Dando uno sguardo oltreoceano, e più precisamente negli Stati Uniti, ci accorgiamo che le cose cambiano radicalmente.
Potremmo stare ore a discutere del sistema universitario statunitense, che è pieno di pecche (a cominciare dal fatto che le famiglie devono accendere un mutuo per farvi accedere i figli). Le barriere (economiche) all'ingresso sono altissime, ma questo deriva dal sistema sociale americano, assolutamente NON Welfare State.
Chiusa la parentesi, una volta riusciti ad entrare, il sistema universitario degli Stati Uniti è uno dei più avanzati al mondo, polo per antonomasia dell'eccellenza scientifica e elettronica. Un sistema ideato per far avanzare i migliori, formare i professionisti, premiare l'eccellenza.
Guardiamo alle cosiddette Research University: Harvard, MIT, Stanford. Da queste Università sono uscite persone come Larry Page e Sergey Brin (gli inventori di Google), Bill Gates (non ha bisogno di presentazioni), e molti altri. Proprio Page e Brin, laureati alla Stanford University, hanno potuto creare il motore di ricerca più potente del mondo, grazie ad un finanziamento di diversi milioni di dollari quando erano poco più che ventenni. Ma li si possono ancora chiamare investimenti, visto che si stanno puntando soldi sui giovani più preparati di tutto il mondo, che studiano in un ambiente ultra competitivo.

Sulle modalità d'ingresso all'Università dico ancora una cosa.
A mio parere l'Università dovrebbe essere aperto a tutti e ad ingresso libero (comprese le facoltà tradizionalmente a numero chiuso come medicina). Dovrebbe essere poi il sistema educativo a scremare i grandi numeri. In un sistema veramente formativo, la scrematura sarebbe qualitativa e non quantitativa. Il vero problema non è se escono 300 o 1000 medici all'anno, ma la loro preparazione.

Nel sistema anglosassone gli esami di un certo anno devono essere superati in quel dato anno.
Se non si riesce l'Università scrive una bella lettera di raccomandazione per una Università inferiore per dire che non siete poi malaccio, ma NON siete adatti alla loro Università. Si scende di livello. E in un sistema dove il nome dell'Università è fondamentale, lo studente non può permettersi il lusso di perdere tempo.
In un sistema, invece, come quello italiano che permette una ripetizione praticamente infinita degli esami, non può formare delle figure professionali efficienti, ossia capaci di svolgere un determinato compito nel minor tempo possibile e nel miglior modo possibile.

Infine, un accenno al numero di corsi. La Gelmini su di una cosa ha ragione.
No, non esistono corsi con un solo studente. Però è vero che esistono 5500 corsi di laurea, la maggior parte dei quali sono identici, se non per un paio di esami. In una vera riforma dell'Università ci dovrebbe essere un accorpamento dei corsi, ed una eliminazione di tutte quelle specie di sub-facoltà, cloni riusciti male della facoltà madre, che, sbandierate come una maggiore possibilità di scelta (in realtà si è cercato di differenziare l'offerta formativa per attirare un maggior numero di studenti, dal momento che l'Italia si attestava in fondo a tutte le classifiche europee in quanto a numero di iscritti, percentuale di eccellenza, ecc..), hanno solo creato una maggior confusione e un enorme spreco di risorse e denaro.

mercoledì 29 ottobre 2008

Vieni avanti de-cretino!


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La porcara Gelmini è passata al Senato ed è ufficialmente legge.
Senza discussioni pubbliche, senza confronti con le parti sociali (studenti, famiglie) né con l'opposizione. E' fascismo.
Il Governo approva con la forza, calpestando il numeroso dissenso popolare, la legge liberticida dell'istruzione italiana.

«La scuola cambia. Si torna alla scuola della serietà, del merito e dell'educazione»
Questo il primo commento della "Beata Ignoranza" Mariastella Gelmini.
La cosa più incredibile è notare come nella società, la riforma sia percepita come il semplice ritorno "al grembiulino" e al "maestro unico". Questo è quello che propinano i media allineati: è ovvio che vista così la riforma non sarebbe niente di così catastrofico (anche sul maestro unico ci sarebbe da fare un discorsetto...).
Questi però sono gli aspetti superficiali, propagandati dai media per la casalinga di Voghera. La riforma Gelmini  non è questo.
La riforma Gelmini prevede sostanzialmente un taglio della spesa all'istruzione pubblica di 7,8 miliardi di euro, che si tradurrà nel taglio di insegnanti precari, fondi per la ricerca, fondi per l'istruzione, fondi per le infrastrutture.
Il tutto parte da un sunto molto originale: l'istruzione costa. Ma va?!
Tutti i paesi avanzati del mondo sanno che l'istruzione è un costo; la scuola non è un'azienda e non sarà mai in attivo: paesi come la Svezia o la Finlandia spendono il 7% del PIL per la scuola e la ricerca, l'Italia il 3,8% e nonostante questo la "Beata Ignoranza" ha deciso che spendiamo troppo!

Ma non è tutto.
La riforma Gelmini si inserisce nel filone di riforme universitarie volte a privatizzare l'università e a trasformarla  in impresa. Nel decreto, infatti, è prevista per le Università una progressiva diminuzione dei contributi statali e la possibilità di trasformarsi in Fondazioni Private. In questo modo, come ho già spiegato, la ricerca andrebbe in mano alle società private che controllerebbero e indirizzerebbero i fondi e quindi la ricerca.
Questa riforma si innesta in una serie di riforme volte a cambiare il Welfare State italiano e portarlo verso il modello americano, ossia dove gli istituti saranno solamente privati  e bisognerà pagare cifre esorbitanti per accedere all'istruzione superiore (come accade negli Stati Uniti dove le famiglie accendono un mutuo per mandare i figli alle Università).
L'Opposizione (l'Opposizione?!?) sta facendo fronte comune con gli studenti, promettendo di indire n referendum popolare per dare voce a chi è invece è stato ridotto al silenzio dal Governo e dai media (anche se è sempre più difficile capire dove inizia uno e finisce l'altro..), chi vivrà, vedrà...

A proposito: se volete vedere una VERA riforma scolastica, leggetevi cosa ha fatto il governo svedese in campo scolastico e fate le vostre considerazioni.

sabato 25 ottobre 2008

Ministro alla Pubblica Ignoranza


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Guardo in questi giorni con doloroso distacco le vicende collegate alla riforma Gelmini. Gli scioperi, le manifestazioni, le tante parole, le mille proposte..
Dicevo doloroso distacco perchè mi sembrano, purtroppo, pezzi di un puzzle già visto, punti e ombre di un quadro già dipinto.

La più grande qualità di Berlusconi, si sa, è quella di riuscire a vendere l'aria: mentre propaganda a tutta la nazione la riforma Gelmini come un "semplice" ritorno al grembiulino e al maestro unico, nasconde i reali effetti del decreto legge che potrebbe segnare la fine del sistema scolastico italiano. Con la spaventosa forza d'urto dei suoi media, Grande Puffo sta facendo apparire i manifestanti dei terroristi, dei "bastian contrari", nemici dello studio e dello Stato, senza spiegare realmente i motivi del disagio studentesco.

Nel decreto legge n. 133 vi è scritto che i fondi pubblici alle Università verranno drasticamente e progressivamente diminuiti. Subito dopo vi è scritto che le Università possono scegliere di divenire delle Fondazioni.
Questi due passaggi sono il nocciolo di tutta la questione, il concetto che, fatto passare inosservato dai media, è in realtà la chiave di volta di tutto il decreto. A mano a mano che i fondi pubblici diminuiranno, le Università avranno sempre meno soldi e per sopravvivere si dovranno trasformare in Fondazioni. Ma che cos'è una Fondazione? La Fondazione è un ente che non commerciale che riceve fondi per mezzo di donazione. In poche parole, le Università si metteranno sul mercato e dovranno elemosinare finanziamenti per sopravvivere. A questo punto si faranno avanti le Corporations, e i grandi gruppi che saranno disposti a investire soldi nella ricerca universitaria. Ovviamente verranno eliminati i corsi e le ricerche fuori mercato o a bassa reddittività, e favorite le ricerche volute dai gruppi finanziari paganti. La conoscenza sarà in mano a fondi privati che ne decideranno la sorte in base a calcoli meramente finanziari. Senza parlare della proprietà delle scoperte: tutti quei soldi investiti nella ricerca non crederete che siano beneficenza? Tutte le scoperte e le invenzioni saranno marchiate da brevetti proprietari. Sarà la fine della già misera ricerca italiana. I più intelligenti e chi se lo potrà permettere andrà all'estero, a rimpolpare le già grasse fila di cervelli italiani, gli altri resteranno qui e accompagneranno la scienza, il progresso e la conoscenza alla sua lapide.
Ecco perchè gli studenti stanno protestando; perchè non vogliono vedersi portare via il loro futuro.

Capitolo manifestazioni. Manifestare è un diritto (art. 17 della Costituzione), ma il sospetto, già sollevato da Peter Gomez , è che questa sequenza impazzita di dichiarazioni (Berlusconi, Cossiga, ecc), smentite e minacce varie possa degenerare in atti di violenza è molto probabile. A quel punto i media rimbalzerebbero la notizia in pochi secondi, facendo subito precipitare i manifestanti dalla parte del torto (  e già non vengono trattati con i guanti dai media) e dando la Premier il via libera per compiere qualsiasi azione, perchè supportata da i fatti, dal consenso popolare, nonchè da una compatta maggioranza parlamentare.

Una sola cosa è certa: Berlusconi è riuscito ancora una volta a non far parlare dei suoi processi....

martedì 15 luglio 2008

La genetica non è un'opinione


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Bocciato per la seconda volta alla maturità Renzo Bossi, il figlio di Umberto Bossi.
A quanto pare l'ignoranza è una cosa di famiglia...




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