martedì 15 luglio 2008

L'inizio della fine


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Niente più del paradosso che ha formulato Antonio Di Pietro può spiegare meglio il Lodo Alfano: se Berlusconi uccidesse Napolitano per divenire lui stesso Presidente della Repubblica, non gli succederebbe assolutamente nulla. E' un paradosso, ma che spiega perfettamente questa legge paradossale.

Ora: in un paese con il più alto debito pubblico d'Europa, il tasso di crescita più basso del continente, l'inflazione alle stelle, il caro-vita, la mafia, l'evasione fiscale come sport nazionale, la clandestinità alle stelle, la sicurezza come problema prioritario, a chi giova veramente l'immunità delle quattro più alte cariche dello Stato? La risposta è talmente banale che non mi sforzerò nemmeno a dirla.

Perchè quattro cariche prima di tutto? Se noi analizziamo le vicissitudini delle suddette quattro cariche, Berlusconi, Fini, Schifani e Napolitano, notiamo che l'unico ad avere guai con la giustizia è solo lui: Grande Puffo. Il processo, anzi i processi che ha in corso li conoscono tutti: corruzione in atti giudiziari nel processo Mills, corruzione per le telefonate con Agostino Saccà e il processo per presunti fondi neri Mediaset. L'unico che ha bisogno dell'immunità è lui. Ma perchè allora includere anche le altre tre cariche? Il motivo è sotto gli occhi di tutti: se avesse promulgato una legge che dava l'immunità solo a quelli di nome Silvio e alti 1.50m, la gente avrebbe potuto insospettirsi. La decisione di allargare inoltre l'immunità ad altre tre persone da, inoltre, un senso di bisogno generale della legge: 4 persone saranno sopra la legge, ma è un bisogno della collettività, non suo...

Perchè tutta questa fretta? Insomma, perchè questo provvedimento dovrebbe essere così urgente per i cittadini da dover essere addiritura promulgato entro i primi cento giorni? Anche in questo caso la risposta è così semplice da cadere nel banale: i processi del Puffo sono tutti con data di scadenza molto ravvicinata; uno addirittura (il processo Mills), è prossimo al giudizio di primo grado. Secondo lo stesso avvocato di Berlusconi Gaetano Pecorella, il premier rischierebbe una "condanna a sei anni di carcere".
Il tempo scorre, le condanne si avvicinano.

I media ovviamente hanno trasmesso di tutto in questi giorni per distogliere l'attenzione del grande pubblico dai guai giudiziari di Berlusconi: dall'omicidio di Federica (discusso e ridiscusso per 10 giorni consecutivamente), al prossimo acquisto di Ronaldinho (classica notizia estiva per sviare i calciofili su giornali "meno impegnativi" come la Gazzetta dello Sport), agli ultimi amori delle zoccole gentilmente chiamate soubrette che animano il tubo catodico. Come è possibile che in un paese sommerso dai problemi, un provvedimento palesemente ad personam e propagandato come emergenza collettiva, non faccia gridare allo scandalo? Il controllo dell'informazione è il primo passo per il consenso popolare: come diceva Joseph Goebbles, mago della propaganda nazista: "Qualsiasi bugia, se ripetuta mille volte, si trasformerà gradualmente in verità". Bisogna costringere la gente a pensare quello che il governo vuole che la gente pensi. Le emergenze vengono create a tavolino per muovere il consenso: ai tempi del Governo Prodi, i media urlavano lo scandalo delle tasse troppo alte e dell'emergenza caro-vita; ieri Tremonti ha dichiarato che è impensabile abbassare le tasse.

Lo diceva Licio Gelli trent'anni fa: "Il vero potere risiede nel controllo dei mezzi di informazione".
Per fare una golpe oggi non servono spargimenti di sangue, o marce, o omicidi: con il controllo dell'informazione si esercita una manipolazione della realtà, che permette gli risultati ancora migliori.
Tutte le dittature iniziano con il consenso generale, dovuto soprattutto alla creazione di una falsa emergenza:
io ve l'avevo detto...

1 solo, povero e solitario commento...


convolvolo21 ( 15 luglio 2008 18:43 )

Tutto verissimo, in effetti non avevo mai pensato all'omicidio di Napolitano da parte del Berluskane ...

Speriamo che almeno questo ci venga evitato.

Ciao :)


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