martedì 2 settembre 2008

Black&White


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CARI FRATELLI BIANCHI...
quando sono nato ero NERO;
quando sono cresciuto ero NERO;
quando vado al sole sono NERO;
quando ho paura sono NERO;
quando sono ammalato sono NERO;
quando morirò sarò NERO.

MENTRE TU,UOMO BIANCO
quando sei nato eri ROSA;
quando sei cresciuto eri BIANCO;
quando vai al sole sei ROSSO;
quando hai freddo sei BLU;
quando sei ammalato sei GIALLO;
quando hai paura sei VERDE;
quando morirai sarai GRIGIO.

E DOPO TUTTO HAI ANCORA IL CORAGGIO DI CHIAMARMI:UOMO DI COLORE?

lunedì 1 settembre 2008

Yes, we can - Il successo di uno slogan


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Non so se sia stato proprio Barack Obama ad averlo ideato. E' più probabile sia stato il suo enorme staff.
Ma chiunque sia stato passerà alla storia: "Yes, we can" è forse lo slogan più incisivo, potente e collettivo di sempre, al pari solo forse di "Think small" di Bill Bernbach e "Hasta la victoria siempre" del comandante Che Guevara.

Ma qual'è il segreto che si cela dietro al successo clamoroso di queste tre parole?
Innanzitutto il numero. Semplicemente tre parole; una frase chiara, corta, semplice, forse addirittura con troppe parole per essere uno slogan. Tre parole potenti e polivalenti allo stesso tempo, parole di uso comunissimo eppure potenti e profonde.

Yes è la prima parola. Essa è forse la parola più significativa di tutto lo slogan; sprigiona un potentissimo sentimento di ottimismo che deve essere la base e il punto di partenza di qualsiasi cambiamento.
Obama vuole cambiare l'America e quindi il mondo, ma per farlo è necessario l'ottimismo della gente, la speranza di un futuro migliore, la fiducia. Un particolare importante è la virgola dopo la parola "Yes".
Essa segna, sintatticamente parlando, una pausa, e diviene fondamentale per comprendere il significato di tutto lo slogan: dopo aver pronunciato la parola "yes", ossia dopo aver chiarito che è l'ottimismo il punto di partenza, la pausa segna un momento di riflessione, un momento in cui ognuno deve guardare dentro sè stesso e capire se è dotato di questo sentimento positivo.

We è la parola centrale. La sua posizione non è casuale, ma richiama esplicitamente il suo significato profondo.
"We", infatti, significa noi, e in senso lato tutta la comunità, tutta l'unità di menti e corpi dell'America. La sua posizione non è casuale, dicevo, perchè "allaccia" la prima parola alla seconda. E' questo il suo significato: il popolo deve essere unito per poter effettuare un cambiamento; nessuno da solo può cambiare il mondo, nè io, nè tu, nè lui, ma NOI. L'ottimismo quindi è la base di partenza, ma è l'unione di intenti e di sforzi che può far realizzare il cambiamento.

Can è il verbo e la parola conclusiva e dunque la parola più intensa e potente di tutta la frase.
Esso è un verbo ausiliare modale che ha due significati: poter fare e saper fare.
In entrambi i significati, "can" non vuole esprimere un tentativo, ma una volontà tenace e decisa di arrivare fino in fondo; di poter fare proprio perchè si sa fare, ovvero di cambiare il mondo perchè si è capaci di cambiare il mondo. Gli americani possono cambiare il l'America e sanno come si cambia l'America.

"Yes, we can" è un messaggio forte, intenso, che parla dritto al cuore della gente.
Il cambiamento è possibile, ma esso parte dall'ottimismo e prende il volo con la collaborazione.


La rivoluzione dell'informazione


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Negli ultimi giorni ho ricevuto più di 200 visite dai motori di ricerca (in particolare da Google) per i miei due articoli in qui parlavo del discorso di Obama a Denver (QUI il video, QUI il testo tradotto integralmente).
Digitando infatti le parole chiave OBAMA, TESTO DISCORSO, DENVER, DISCORSO TRADOTTO, appaio primo o secondo in tutte le ricerche.
Il mio stupore è l'apparire prima di giornali e tg; digitando per esempio "testo discorso obama denver" ManuBlog risulta il primo risultato davanti all'Unità, la Repubblica, ilSole24Ore e il Corriere.
Digitando "obama barack discorso integrale" ManuBlog risulta essere addirittura il primo, il secondo e il terzo risultato, davanti all'Unità, il tg24 di Sky e il sito del Partito Democratico.

Questi risultati, oltre a riempire il mio enorme ego, dimostrano la democraticità della rete, dove le notizie e le informazioni non vengono calate dall'alto, da qualche "autorità" o presunta tale, ma possono venire dal basso, da tante semplici persone intelligenti e volenterose che vogliono non essere solo il punto d'arrivo dell'informazione, ma anche il punto di partenza.
E voi cosa ne pensate?

“Non vorrei mai far parte di un gruppo il cui simbolo è un tizio inchiodato a due assi di legno.”


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George Carlin si è spento circa due mesi fa, il 22 giugno 2008, all'età di 71 anni, nel Saint John Hospital in Santa Monica, California. Comico geniale quasi sconosciuto in italia, ma autore di pezzi che rimangono nella storia come "Seven Words You Can Never Say on Television" o "List of People Who Oughta be Killed" - cercate su Youtube, non ve ne pentirete - era la punta di diamante della commedia americana.

Ateo di ferro, spiritoso e dissacrante, Carlin non credeva nel paradiso o nell'inferno. Nell'ultimo suo speciale su HBO "It's Bad For Ya" inscena un funerale e in quei 15 minuti ci sono tra le battute migliori sulla morte che abbia mai sentito. D'altra parte la morte per un comico è solo un altro argomento su cui scherzare.

 Ecco tutto il suo dissacrante umorismo in questo video leggendario.




Addio, George. Ci mancherai.




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