lunedì 17 novembre 2008

Il sistema universitario europero e americano


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E' passata qualche settimana dagli scioperi studenteschi e da quando il tema dell'Università era sulla cresta dell'onda. Oggi volevo fare un discorso proprio relativo all'Università, e soprattutto alle differenze tra il sistema universitario italiano (o meglio Europeo, con qualche eccezione nordica) e americano (o meglio anglossasone).

Parto da una considerazione elementare.
Secondo un Report del 2000, commissionato dalla European Education Commission, gli Stati Uniti spendono 36.500 Euro per studente contro gli 8.700 Euro dell'Europa. Inoltre per quanto riguarda i fondi per la ricerca, c'è un GAP di 10.000 Euro a studente (ovviamente a favore degli States).

Il modello che più si avvicina a quello statunitense è quello dell'Europa del Nord, ossia Svezia, Norvegia, Finlandia e Danimarca. Questi paesi hanno un approcio diverso al sistema universitario, ma condividono la filosofia di fondo e soprattutto sono vicini nei risultati.
In primis, le Università di questi paesi non sono molte, ma sono dislocate uniformemente sul territorio riuscendo ad ottimizzare le risorse, soprattutto economiche. L'80% dei fondi vengono utilizzati dalle Università maggiori, le quali devono rendere conto del come e del perchè delle ricerche che compiono; i fondi, così utilizzati in maniera ottimale e controllata, non vengono sprecati e servono a formare realmente gli studenti.
Gli investimenti per studente sono molto elevati (la Svezia investe il 7% del suo PIL nell'istruzione, contro il misero 3,8% dell'Italia) e l'integrazione internazionale con gli altri Atenei è ottima, sviluppando un'eccezionale rete Erasmus.

Questo modello, per, rimane un caso a sè stante, figlio di Paesi che poco hanno da spartire con gli altri Paesi Europei anche sul piano economico, politico e sociale. Dando uno sguardo oltreoceano, e più precisamente negli Stati Uniti, ci accorgiamo che le cose cambiano radicalmente.
Potremmo stare ore a discutere del sistema universitario statunitense, che è pieno di pecche (a cominciare dal fatto che le famiglie devono accendere un mutuo per farvi accedere i figli). Le barriere (economiche) all'ingresso sono altissime, ma questo deriva dal sistema sociale americano, assolutamente NON Welfare State.
Chiusa la parentesi, una volta riusciti ad entrare, il sistema universitario degli Stati Uniti è uno dei più avanzati al mondo, polo per antonomasia dell'eccellenza scientifica e elettronica. Un sistema ideato per far avanzare i migliori, formare i professionisti, premiare l'eccellenza.
Guardiamo alle cosiddette Research University: Harvard, MIT, Stanford. Da queste Università sono uscite persone come Larry Page e Sergey Brin (gli inventori di Google), Bill Gates (non ha bisogno di presentazioni), e molti altri. Proprio Page e Brin, laureati alla Stanford University, hanno potuto creare il motore di ricerca più potente del mondo, grazie ad un finanziamento di diversi milioni di dollari quando erano poco più che ventenni. Ma li si possono ancora chiamare investimenti, visto che si stanno puntando soldi sui giovani più preparati di tutto il mondo, che studiano in un ambiente ultra competitivo.

Sulle modalità d'ingresso all'Università dico ancora una cosa.
A mio parere l'Università dovrebbe essere aperto a tutti e ad ingresso libero (comprese le facoltà tradizionalmente a numero chiuso come medicina). Dovrebbe essere poi il sistema educativo a scremare i grandi numeri. In un sistema veramente formativo, la scrematura sarebbe qualitativa e non quantitativa. Il vero problema non è se escono 300 o 1000 medici all'anno, ma la loro preparazione.

Nel sistema anglosassone gli esami di un certo anno devono essere superati in quel dato anno.
Se non si riesce l'Università scrive una bella lettera di raccomandazione per una Università inferiore per dire che non siete poi malaccio, ma NON siete adatti alla loro Università. Si scende di livello. E in un sistema dove il nome dell'Università è fondamentale, lo studente non può permettersi il lusso di perdere tempo.
In un sistema, invece, come quello italiano che permette una ripetizione praticamente infinita degli esami, non può formare delle figure professionali efficienti, ossia capaci di svolgere un determinato compito nel minor tempo possibile e nel miglior modo possibile.

Infine, un accenno al numero di corsi. La Gelmini su di una cosa ha ragione.
No, non esistono corsi con un solo studente. Però è vero che esistono 5500 corsi di laurea, la maggior parte dei quali sono identici, se non per un paio di esami. In una vera riforma dell'Università ci dovrebbe essere un accorpamento dei corsi, ed una eliminazione di tutte quelle specie di sub-facoltà, cloni riusciti male della facoltà madre, che, sbandierate come una maggiore possibilità di scelta (in realtà si è cercato di differenziare l'offerta formativa per attirare un maggior numero di studenti, dal momento che l'Italia si attestava in fondo a tutte le classifiche europee in quanto a numero di iscritti, percentuale di eccellenza, ecc..), hanno solo creato una maggior confusione e un enorme spreco di risorse e denaro.

Ci sono addirittura 3 commenti!!


vocalizzorotante ( 18 novembre 2008 01:30 )

Ciao Manu.
Non ho ben capito se stai inneggiando al sistema americano come modello positivo o negativo.

Tolte le elite da fighette ariane, bionde, occhi azzurri, lentiggini, cristiani, benestanti e (sicuramente) meritevoli di borse di studio delle mega università o mega fondi privati che sponsorizzano solo per interesse e schiavizzare i giovani geni (Bill gates non ha bisogno di presentazioni, appunto), nelle mie numerose apparizioni negli States mi sono imbattuta in numerosi giovani americani....

Alla domanda "Da dove vieni?" e - soprattutto - alla risposta "Italia!", la domanda successiva era quasi sempre: "Ah bella l'Italia. Ma dove si trova esattamente l'Italia? IN FRANCIA"??? :-O

Magari gli sfigati che ho incontrato io, non avevano terminato il College, ma sono sicurissima che al Campus c'erano stati quasi tutti..... IMBARAZZANTE!



E poi, se non mi sbaglio, la protesta delle settimane scorse voleva appunto evitare la manovra: fondazioni-investimenti settoriali in campo universitario-conseguente impoverimento delle facoltà non necessariamente dedicate a sviluppo di produttività (delle Corporations)-progressivo abbassamento del livello culturale dei laureati che (a loro volta) andranno a far parte della classe di preparatori dei + giovani....


Come ti dicevo... non ho ben capito :-D
A presto! :-D

Lara ( 18 novembre 2008 11:08 )

Ho imparato moltissimo dal tuo post, Manu!
E' impressionante avere 5500 corsi di laurea in Italia. Forse l'intenzione era buona, ma sai che costi!!!
Interessantissimo anche il sistema anglosassone.
Bel post, complimenti!
Ciao.

Anonimo ( 25 gennaio 2009 04:05 )


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